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30 marzo 2018

LA NONNA MIGLIORE DEL MONDO

 

"Io davvero certa gente non la capisco."

"Prima fanno tutti i carini, poi ti parlano alle spalle. Che schifo."

"Breve storia triste." Segue breve storia triste.

Tristemente triste. Di una tristezza infettante. Quel che Facebook è diventato. Ricordo i primi passi nel fantasmagorico mondo dei social; anche io sono cascato in qualche cliché dei suddetti. Forse anche peggiori.

C'è una cosa però del vituperato network che ancora mi rincuora. Un sentimento positivo sul quale improvvisamente siamo sempre tutti d'accordo. Un tesoretto che in fondo portiamo tutti nel cuore. L'amore per i nonni.

Quante volte abbiamo visto una dedica a un nonno o una nonna? Non ci è forse capitato di leggere uno status dedicato ai nonni che ci ha commossi o che ci ha spinto all'empatia verso la persona che lo ha scritto? Voglio dire: anche Berlusconi, se soffrisse per la perdita di un nonno, richiamerebbe un po' d'affetto da parte mia. In questo caso però il nonno è lui. Adesso sono in conflitto. Di che volevo parlare?

Ah, sì. I nonni. Sono cresciuto con la presuntuosa convinzione che il rapporto tra me a mia nonna e il profondo amore che ci legava fosse un'esclusiva, una sorta di diamante unico nel suo genere.

Mi sono ricreduto.

Il mondo è pieno di nonni amorevoli e di nipoti innamorati. Se fossimo tutti nonni e nipoti il mondo sarebbe un luogo migliore.

Abbiamo poi tutti un nonno o una nonna preferita, mi pare di capire. La mia era la mamma di mio padre. L'ho persa più di dieci anni fa ormai e non me ne sono ancora fatto una ragione. Mi sento ancora… aspetta: non c'è una parola che definisca l'essere sguarnito di nonni? Vabbè: mi sento ancora "orfano" di nonna, ecco.

Da quando se n'è andata ho sempre desiderato scrivere un libro su di lei. Peccato che io non sia uno scrittore. Quand'anche lo fossi, perché mai qualcuno dovrebbe leggere un libro su mia nonna? Solo perché era speciale per me non vuol dire che il racconto delle sue meraviglie possa diventare speciale per gli altri.

Ma Simone, questo è un blog! Democratico, gratuito, consigliato ma non obbligatorio.

Quindi, siccome lo scrivo perché mi piace da matti, oggi vorrei spendere due parole su Pierina Severoni. Chi ama i nonni mi segua.

Prima di tutto, nonostante uno oggi possa pensare che il nome Pierina sia singolare, posso assicurarvi che nella mia famiglia era plurale. Nel senso che anche la mia nonna materna si chiamava Pierina. Pierina Paciotti. Ciao nonna Paciotti, non eri la mia preferita ma volevo bene anche a te.

Per distinguerle chiamavo la materna nonna-di-Roma, perché era romana, e la paterna, la preferita, nonna-di-Cittaducale, perché era nata in un paesino in provincia di Rieti.

Già vi siete annoiati? Sì, lo so: la società oggi corre. Poche nozioni schematizzate sono già un impegno. Per interessare un lettore serve un'idea avvincente. Un po' come proporre un elevator pitch a un datore di lavoro.

Vediamo…

Come si può raccontare un nonno oggi? Ma certo! Con un curriculum! Scriverò il suo curriculum, vi sta bene?

 

NOME: Nonna di Cittaducale

 

CAPELLI: Bianco-grigi

 

PESO: Notevole

 

GUANCIOTTE (nel curriculum dei nonni è una voce importante): Paffute e da sbaciucchiare con lo scrocchio.

 

STILE: Vestaglia a fiorellini in casa, trench e scarpe col tacco basso per il mercato, cappotto e collana di perle per le grandi occasioni.

 

CAPACITA' CULINARIE: Esperta di cucina leggera ma saporita. Sa trattare con la fatina dell'orto per le verdure del minestrone. Riesce a ricavare un'insalata mista in qualunque prato. Specializzata in sagne e vipere cieche, una qualità di pasta fresca fatta in casa acqua e farina. Sa insegnare ai nipoti come bucare gli gnocchi. Esperta in sistemi di insaporimento innocuo (Esempio: conserva le velette delle bomboniere e vi chiude aglio e rosmarino a mo' di sacchetto che poi immerge nella pentola per insaporire le zuppe).

 

LICENZE SPECIALI: Ha il permesso di dare il caffè al nipote a patto di annacquarlo.

 

MERENDA: Specializzata in tagliuzzare la rosetta con le forbici e spargerla di olio e sale. Lo stagliuzzamento rende il pane e olio un esempio di finger food ante-litteram.

 

FAVOLE: Le sa tutte. Pratica di fiabe educative come Cecino che viene inghiottito dalla mucca (per insegnare che la mucca ha tre stomaci) o L'orso e il contadino (per insegnare come crescono le verdure) o Mezzoculetto (per insegnare che troppi fichi, specie se caldi perché colti subito dopo l'esposizione al sole, sono una vera purga).

 

ABILITA': Sa lavorare all'uncinetto chilometri di lana per fare i patchwork ai nipoti. Fa credere ai nipoti che esiste un topolino che ruba la frutta, in modo da instillare, per psicologia del contrario, la voglia di arrivare a mele e mandarini per primi. Sa cucire qualunque maschera di Carnevale. Sa creare sacchetti profumati alla lavanda per l'armadio.

 

TRUCCHI: Sa creare una bambola con un quadrato di stoffa. Sa creare un girotondo di omini con un foglio di carta e le forbici. Sa creare il naso di pinocchio con un metro da sarta.

 

PROBLEM SOLVING: Finito il lucidante? Sa pulire il rame con sale e aceto. Finito il detersivo per i piatti? Sa lavare i piatti con l'acqua di cottura della pasta. Finito il pane? Lo sa fare in casa.

 

CONOSCENZA DELLE STRATEGIE ECO-FRIENDLY: Ricicla le buste di plastica. Sa dividere in due la salvietta a pranzo e usare l'altra metà per cena. Sa ricavare una saponetta nuova da tante saponette assottigliate dall'uso.

 

HOBBY: Coccolare i nipoti, lodarli, fare le torte per loro, sgranare le fusaie, sprimacciare l'imbottitura di lana dei cuscini.

 

Facciamo finta ora di aver ricevuto questo curriculum. Facciamo pure finta che io sia il datore di lavoro e debba rispondere. La risposta sarebbe pressappoco la seguente:

 

Oggetto: Candidatura a nonna migliore di tutte.

 

Azienda: Famiglia.

 

Cara nonna di Cittaducale,

ho ricevuto il tuo curriculum e devo dire che sono davvero stupito da tutte le tue doti. Devo dirti però che io le conoscevo già. Per me eri già la nonna migliore del mondo. Sai quando l'ho capito? Ricordi quella volta che vidi in una merceria quel puntaspilli a forma di cuore? Di raso rosso con il merletto bianco? Ti ricordi quanto lo volevo? E ti ricordi che mamma non me lo aveva voluto comperare? Piansi. E tu, per asciugare le mie lacrime che facesti? Me ne cucisti uno uguale. Imbottito col cotone. E me lo donasti. Mi donasti un cuore di pezza e ti conquistasti il mio cuore di carne e sangue.

Ti ricordi quando ti portavo l'acqua fresca? Io sapevo che non avevi sete ma tu mi guardavi, mi sorridevi e dicevi: che buona l'acqua! Non avresti mai rifiutato un mio gesto. E quando la mattina, dopo aver dormito da te, mi stiracchiavo e mi dicevi: bravo, a nonna, fai la ginnastica! La ginnastica. Mi facevi sentire un atleta. E quando disegnavo l'uva e mi dicevi che amavi il "chiaroscuro"… non sapevo nemmeno cosa volesse dire… ma mi facevi sentire Picasso. Mi dicevi: "tutto quello che tocchi diventa oro" solo perché avevo messo in un vasetto dei fiorellini di campagna che tu avevi colto. Ti ricordi quando abbiamo fatto il formaggio? E mi hai spiegato che la parte grassa si separa dal siero che poi viene ribollito e si ottiene la ricotta? Ancora oggi tengo a mente che la ricotta è un formaggio magro per questo motivo. E quando arrivavamo in campagna, in quelle belle giornate di primavera, e tu ti sporgevi dalla porta del casaletto con in mano una cucchiarella di legno e mi sorridevi e mi dicevi di cercare i rametti secchi per accendere il fuoco e abbrustolire le salsiccie? Non dimenticherò mai quei giorni. Quei giorni in cui, dopo pranzo, ci si sedeva all'ombra di un pino e mi raccontavi le favole; quei giorni in cui mi svegliavi all'alba per mostrarmi i fiori delle zucchine aperti come stelle; quei giorni in cui mi insegnavi a staccare i pomodori dalla pianta senza "far male" alla pianta. Coglievamo le more, cantavamo le filastrocche alle lumache per farle uscire dalla chiocciola, le sere d'estate prendevamo il fresco con le copertine sulle ginocchia e raccontavi storie e vicende della nostra famiglia. Come te lo posso spiegare quanto tutto questo mi manca? Come ti posso dire quanto tutto questo era importante per me senza piangere? L'intimità che avevi creato con me, quel mondo nostro, dove si rincorreva solo l'amore tra noi, dove mi facevi credere che nella vita basta un pezzetto di terra e un po’'di filosofia e tutto va bene? In fondo sono contento che tu non ci sia più. Non c'è sufficiente grazia per te nel mondo di oggi, non ti piacerebbe, non lo capiresti. Non avresti un profilo su Facebook. Solo che mi hai lasciato quando avevo ancora bisogno di te. Mi sento perso da quando te ne sei andata. Lo so che sei in un luogo infinito nello spazio e nel tempo, seduta su una distesa d'erba con tutte le altre nonne del mondo e vi raccontate cose e capate fagiolini e sferruzzate, ma mi chiedo se dove sei c'è ancora la possibilità che tu mi pensi. Perché non ti sento più. Non mi ricordo più la tua voce. Non mi ricordo più il tuo odore. Non mi ricordo più.

Ho tanto bisogno di ricordare come ci si sentiva quand'eri viva. E sto provando, con questo maldestro tentativo di scrittura, ad evocare ed onorare il tuo ricordo. E' dura sai? Facciamo così, facciamo un patto: ci incontriamo stanotte. Nei miei sogni. Puoi? Hai da fare? Un sogno, non ti chiedo altro. Mi fai un sorriso dei tuoi, mi dici: "va tutto bene" e mi fai una carezza. Posso chiedertelo? Così so che mi pensi. E io in cambio ti terrò il posto nel mio cuore. Il posto per la nonna migliore del mondo.

 

Con affetto,

 

il tuo datore di lavoro, cioè nipote, cioè io.

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Commenti

  • Francesca (venerdì, 30. marzo 2018 13:15)

    qualche lacrimuccia pure io, non l’ho tenute...

  • Maria Laura (venerdì, 30. marzo 2018 14:06)

    Nonna Laura ti ringrazia❤️❤️❤️

  • Fabiana (lunedì, 09. aprile 2018 16:00)

    Accidenti...sono al lavoro e mi nascondi dietro al video per non svelare l'occhio languido e bagnato! Quanti nonni nel cuore portiamo. Il mio nonno materno era Toto' e Peppino De Filippo insieme, ma sordo come una campana. Quando veniva a trovarci a Roma (da Napoli), le scampanellate erano tante è lunghissime! E io facevo un salto dalla sedia per la felicità. Se n'è andato che avevo solo nove anni. Eppure il suo modo di parlare lo ricordo ancora bene, il suo sorriso e l'affetto che aveva per noi nipoti. Quel viso strapieno di rughe e per me stranamente sempre abbronzato. Era guardiano alla mostra di oltremare di Napoli e forse di sole ne aveva preso tanto in tutte le stagioni. Non ci capivamo proprio...sordo lui è zampe di gallina io neanche per iscritto andavamo d'accordo, ma parlavano i nostri cuori. Seduto su una sedia in cucina quando venivano ospiti, cosciente che il non sentire lo facesse intervenire a sproposito come i cavoli a merenda. Quando ci veniva a trovare rimaneva qualche giorno e usciva solo per andare a piazza San Pietro e tornare con una bella incantata di pastarelle! Che festa! Lo immaginavo ricchissimo visto il portafogli gonfio legato con l'elastico...simile alla sua valigia malconcia. Veniva solo lasciando la nonna a casa sua, forse per prendere una boccata d'aria, visto che la ricordo sempre tanto arrabbiata con lui. Quelle poche volte che erano insieme litigavano e lui con il braccio alzato le diceva:"farai la fine di Giovanna D'Arco!!!! Certo detta così!! Ma era come se lo dicesse Eduardo De Filippo a Pupella Maggio, e quindi giù risate. Chissà cosa fara' il nonnetto mio, se farai ridere qualcuno lassù. Io quando penso a lui lo vedo dirmi per millesima volta:" nu' viecchie e na viecchia ngopp nu' specchie ngopp nu' mont' aspiett loc ch mo' t'o ccont' . Che vuol dire? E chi lo sa????

  • Gilda (martedì, 10. aprile 2018 16:58)

    Simone bellissimi ricordi hai di lei e finché ti ricordi di ricordare... la bella nonnina non l'avrai perduta veramente, ma é viva, viva ed eterna finché la terrai nella tua memoria! La memoria è cosa viva!!!

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